la mia Arte

L’essenzialismo figurativo di Paolo D’Amore

Materializzare la propria idea in un’opera d’arte è semplicemente materializzare la propria essenza, la propria emozione. Non importa chi, quando e perchè. È un donare un’emozione a chi sensibilmente è pronto a riceverla. Trasmettere il proprio essere all’altro, anche solo verbalmente, e ricevere nello stesso modo, è un atto compiuto nella sulla totalità, è la vera espressione artistica dell’uomo. L’arte aiuta a liberarti da tutto ciò che il mondo ti spinge a credere (un mondo artefatto), lasciandoti completamente indipendente nel creare una forma significante, recepibile da chi fa della propria vita un’emozione. Togliersi quella veste che non ci appartiene è l’obiettivo dell’uomo-artista. Dando vita alla propria essenza si ha la possibilità di autenticare la propria opera d’arte, non più nascosta dentro il proprio corpo, ma liberata, generando sentimenti autonomi da un mondo impersonale. L’obiettivo di un artista non è quello di essere semplicemente un corpo che si muove producendo qualcosa, ma di un corpo che diventa un’opera d’arte, vivendo al di fuori di uno schema convenzionale, dove è tutto paradossalmente statico, immobile nella sua freneticità effimera, nell’incorrere in quello che apparentemente è vita. È comunque un allontanarsi , quello dell’artista , per poi ritornare con le proprie opere . L’arte serve a liberarti da tutto ciò che non ti appartiene, un tutto che è privo di quella sostanza necessaria a determinare la personalità artistica di un uomo nel proprio tempo. Non credo che un artista possa esprimersi senza sapere chi “ è ” o cosa “ è ” . Tanti credono di essere, ma non sono, altri, a volte, credono di non essere, ma sono.

Paolo D’Amore

Essentialism figurative  Paolo D’Amore

To materialize one’s idea in art is simply to materialize one’s own essence, one’s own emotion. It does not matter who, when, or why. It is to give an emotion to those who are ready to receive it. To communicate one’s own being to another, even just verbally, and to receive it in the same way, is a wholly complete act, the expression of a true artist. Art helps free you from everything the world (an artificial world) pushes you to believe, leaving you completely independent to create something significant that can be understood by those who create an emotion out of their own lives. Removing this covering that doesn’t belong to us is the goal of the artist. By giving life to one’s own essence it is possible to authenticate one’s own artwork that is no longer inside one’s own body, but is free, producing autonomous feelings out of an impersonal world. The objective of an artist is not to be simply a body that moves itself, producing something, but to be a body that becomes a work of art, living outside of out a conventional schema where everything is, paradoxically, static, immobile in its frenetic ephemerality, chasing after something that is only apparently life. The artist distances himself from his works, but then returns to them. Art serves to free you from everything that does not to belong to you, from everything that lacks the substance necessary for determining the artistic personality of a person his own time. I don’t believe that an artist can express himself without knowing who he “is” or what he “is”. Many people believe that they are, when they are not; others, sometimes, believe they are not, when they are.

 

 

             RIFLESSIONE

L’abuso della parola “arte” – posto ch’essa sia una parola – appare giocosamente deformata. Dove manchi una ragione filosofica che ordina le cose, i contenuti si confondono e si deformano. Paolo D’Amore è un’artista deformato nella misura in cui si sottrae continuamente a ciò che gli altri gli dicono essere forma e ordine. Egli si sottrae alle “autorità” esterne, soffre, sprofonda nel buio più verticale, sta lì, attende chiuso e contratto in se stesso in atto di preghiera fino a quando un fioco barlume di luce gl’indica una via. Quando comincia a percorrerla, non senza regressioni o timori, ecco che chiama alla vita le sue creature, dà loro un senso, le forma appunto, mentre rimane sospeso fra quel barlume già perduto e l’attesa di una nuova fiammella sufficiente ad illuminare il suo pennello e le sue mani impastate in un’altra notte insonne.

 

 

The abuse of the word “art” – if it is a word – appears playfully distorted. Where there is not a philosophical reason that gives things order, the contents become confused and distorted. Paolo D’amore is a “deformed” artist in the sense that he distances himself from that which others call “form” and “order”. He distances himself from “external authorities”, he suffers, sinks into the dark, stays there, waits, contracted in on himself, praying, until a weak light shows him a way. When he starts to follow it, he calls his works to life and gives them meaning, that is to say a form, while he remains suspended between that weak light, already lost, and a new light, sufficient to illuminate his caked hands for another sleepless night.

Oscar Luca D’Amore